martedì 9 maggio 2017

IL LOOK GIUSTO PER IL FUTURO CHE CI ATTENDE


Immagine tratta da interet 

IN ITALIA 4,6 MILIONI DI POVERI. Una triste realtà che mi induce a riproporre un questo articolo apparso su alcune riviste culturali nell'ormai lontano 1994. Il suo titolo era "IN VIAGGIO VERSO IL NULLA VESTITI DA PAGLIACCI". 

Anni fa, intorno ai primi anni Ottanta, arrivarono due mode che si autodefinivano “alternative” ma che venivano veicolate in grande stile dalla pubblicità e dai canali più convenzionali attraverso i quali, da quasi un secolo, viaggia la moda: le riviste femminili. Erano la moda del “pagliaccio” e quella del “finto proletario”.
Seguendo il diktat che tali mode imponevano, molti giovani, in tutto l’Occidente, accettarono di insaccarsi in pantaloni sgargianti e informi e in camicie di taglia sproporzionata per assomigliare al più classico dei clown o d'indossare le rozze salopette degli schiavi neri delle piantagioni degli stati dell’America del Sud, oppure gli spinosi maglioni dei pecorai delle Highlands, le rigide e poco confortevoli incerate dei marinai di Brest, le tute disseminate di tasche porta attrezzi dei carpentieri e dei portuali. Tutti questi abiti, o meglio, questi costumi, erano rigorosamente unisex, ossia adatti sia agli uomini che alle donne. (cliccare per continuare a leggere)


sabato 4 gennaio 2014

UNA ROSA COME BANDIERA, progetto per uscire dalla crisi e creare nuovi posti di lavoro, di Miriam Pastorino

(immagine tratta da internet)
Quando nuove leggi e vecchie idee falliscono una dopo l’altra è indispensabile sperimentare altre strade. Per esempio, ricordarci del nostro retaggio culturale e quindi raccogliere le volontà annichilite o disperse attorno a un buon simbolo della memoria, da cui trarre la forza e la coesione necessarie per voltare finalmente pagina e proiettarci nel futuro.  Per reagire alla crisi economica, cioè a quella che rappresenta la più grande emergenza dei nostri tempi, occorre un'idea capace di creare nuovi posti di lavoro attraverso l’elaborazione d’un progetto realizzabile sul nostro territorio, ponendolo sotto un segno potente, in grado di creare la coesione indispensabile per superare divisioni storiche e convogliare volontà molteplici verso un fine comune.    Tra i tanti simboli importanti, poco usati e quasi del tutto dimenticati, ci è parso che quello della rosa, fiore gentile e forte nello stesso tempo, potesse fare al caso nostro. (segue)

venerdì 3 gennaio 2014

PER USCIRE DALLA CRISI RIAPPROPRIAMOCI DELLA NOSTRA TRADIZIONE CULTURALE, intervento sull'arte figurativa di Miriam Pastorino al Convegno "Azione contro Inerzia"

(immagine tratta internet)
A mio parere per capire l’arte, in particolare quella moderna e contemporanea, non esiste nulla di più utile che lo studio della storia della filosofia. Tutti i passaggi cruciali che avvengono nel campo del Pensiero trovano riscontro, in un secondo momento, nella pratica delle arti per poi penetrare progressivamente nella vita reale, diventare moda e quindi incidere sull’esistenza di tutti noi. Per rendere l’idea, basti considerare le  correnti di pensiero che si sono sviluppate a partire dalla fine del Diciottesimo Secolo e confrontarle con i punti programmatici fissati nei manifesti dei movimenti artistici che dalla seconda metà dell’Ottocento si susseguono lungo tutto il secolo appena trascorso. In essi troviamo proposti in forme praticabili gli stessi identici contenuti che prima erano stati teorizzati: lotta senza quartiere alla tradizione, sincretismo, destrutturazione dell’esistente, provocazione fine a se stessa, viaggi all’indietro, negazione del senso comune, fuga nei labirinti dell’esotico e dell’esoterico, freudismo, nichilismo, capovolgimento della realtà e via discorrendo. (cliccare per continuare a leggere)

giovedì 2 gennaio 2014

IL DELIRIO E LA SPERANZA, STORIE VERE DI PADRI SEPARATI (ERGA EDIZIONI) - SUCCESSO LETTERARIO 2013

Tutte le presentazioni

9 ottobre 2013 - CIRCOLO DELLA STAMPA, Milano, (programma e foto)
22 novembre 2013 - BIBLIOTECA I. CALVINO di Sori, con "Gruppo Culturale Goliarda Sapienza" e Comune di Sori (programma e foto)
31 luglio 2013 - PIAZZA SANTA BRIGIDA, con libreria FINIS TERRAE e REACH ITALIA (foto)
31 maggio 2013 - FIERA DEL LIBRO DI IMPERIA, con Comune di Imperia (cliccare per leggere programma)
8 maggio 2013 - "Scacciati di casa i padri dilagano in Libreria", con REGIONE LIGURIA (programma)
5 marzo 2013 - "Primo giorno di tregua", BIBLIOTECA BERIO, con patrocinio Comune di Genova (programma e foto)
24 marzo 2013 - LIBRERIA MONDADORI (programma e foto)
23 marzo 2013 -  SOCIETA' ECONOMICA DI CHIAVARI, con Assoc. TI SPOSTO LE NUVOLE  (programma e foto)  
15 marzo 2013 - RAPALLO, con Associazione FONS GEMINA (foto)
31 gennaio 2013 - PORTO ANTICO LIBRERIA, con ERGA Edizioni (foto)
14 dicembre 2012 - LIBRERIA UBIKdi Savona
10 dicembre 2012 - SALA CONFERENZE MUNICIPIO VIII MEDIO LEVANTE,
 Incontro con le pedagogiste (cliccare per leggere programma e vedere foto)
5 dicembre 2012, presso Onlus BAMBINI VITTIME, con REACH ITALIA
► 9 novembre 2012 - PALAZZO IMPERIALE, (programma e foto)
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 Libero: "Il delirio e la speranza, storie di padri separati, esperienze reali in chiave letteraria, Libro, 12. gennaio, 2013
La questione maschile in un libro sui padri separati, Luciano Garibaldi, Pontifex, 24 gennaio 2013
Il femminismo lotta dura contro natura, Riscossa Cristiana, Piero Vassallo, 12 gennaio 2013
La Voce, Ciro Troise, 27 marzo 2013
L'Agorà di Rapallo, 12 gennaio 2013

lunedì 27 maggio 2013

LA CONDIZIONE DELLA PITTURA AI NOSTRI GIORNI di Dionisio di Francescantonio

(immagine tratta da Internet)
Nella foto (tratta da internet): tagli nella tela, il nulla come approdo finale.

Dopo l’alluvione informale e astrattista da cui siamo stati sommersi nei decenni scorsi, s’impone il ritorno al mestiere e al figurativo.

Da artefice della pittura, ho sempre detestato e avversato la pittura informale e quella astratta con tutti i loro derivati e affini. Dirò perché cominciando, a mo’ d’introduzione, da questa semplice osservazione: noi tendiamo facilmente ad accettare i nomi o le definizioni delle cose senza chiedercene il significato. Ma i nomi non sono solo nomi, ossia semplici suoni articolati che servono a riconoscere qualcosa o qualcuno: dietro di essi c’è quasi sempre un significato. E non dovremmo mai dimenticare di chiederci qual è il significato che si cela dietro i nomi. Ebbene, e a proposito, che cosa significa il termine informale, che cosa ci suggerisce? Il vocabolo informale dobbiamo necessariamente tradurlo, io credo, in “ciò che è informe”, quindi, andando avanti coi sinonimi per approfondirne il significato, in “senza forma”, in “amorfo”, in “indefinito” e così via per approdare, alla fine, a “vuoto”, “futile”, “insignificante”, cioè a qualcosa che è privo di senso e di significato. Proviamo ora a chiederci cosa significano le voci astrattismo e astratto. Anche qui non possiamo fare a meno di riconoscere che con esse si allude a “ciò che è avulso dalla realtà”, quindi a qualcosa che non ha attinenza col vero, a qualcosa di menzognero, ovvero, in termini schietti e crudi, a una frode, a un’impostura.  Perché dico queste cose? (cliccare per continuare a leggere)

domenica 9 dicembre 2012

DIVORZIO A SESSANT’ANNI: L’ULTIMA FRONTIERA DEL MALESSERE, di Miriam Pastorino

Articolo del marzo 2010
Ora che anche i sessantenni fin qui sopravvissuti a tutte le crisi matrimoniali hanno cominciato a scoprire “l’ineguagliabile fascino” della separazione e del divorzio, c’è da scommettere che i magazine e i salotti televisivi, se ancora non lo hanno fatto, cominceranno a celebrare, assieme all’ultima conquista sociale, l’abbattimento dell’ostacolo residuo che ancora ci separa dalla totale libertà individuale. D’altra parte, visto che la chirurgia plastica e la scienza ci sorreggono, che male dovrebbe esserci a voltare le spalle all’incubo della decadenza fisica e mentale per riaprire la porta ai sogni e regalarsi l’occasione di vivere un’altra “fantastica emozione”? Ed è così che, sotto l'influsso dei media più progressisti, nuove delusioni più cocenti e devastanti appaiono destinate ad affermarsi tra noi assieme a un penoso senso del ridicolo. (cliccare per continuare a leggere)

martedì 18 settembre 2012

L’ULTIMO MACELLAIO DI SOZIGLIA, di Miriam Pastorino

Fino agli anni settanta più di millequattrocento macellerie erano distribuite su tutto il territorio di Genova. La sobria eleganza dei marmi pregiati che costituivano la base del loro arredo era un elemento immancabile del paesaggio urbano e solo la loro facile accessibilità faceva perdere di vista il privilegio comune a tutti di disporre di un servizio di così alta qualità.
Storicamente, la scuola dei macellai genovesi era universalmente conosciuta come una delle migliori d’Italia. Circostanza, questa, assai rilevante se si pensa che la sapiente lavorazione
della carne influenza direttamente la tradizione culinaria e di conseguenza educa il gusto ed eleva la qualità della vita. Purtroppo, di questo valore ci siamo resi conto troppo tardi: solo quando quest’arte è apparsa avviata verso un inesorabile tramonto è scattato il rimpianto e l’affannosa ricerca delle sue espressioni superstiti; come testimonia la folta schiera dei clienti che popolano il negozio di Piero, uno degli ultimi, se non forse l’ultimo maestro macellaio della nostra città. Si tratta di genovesi provenienti da tutti i quartieri della città ma anche abitanti dell’entroterra e delle riviere, milanesi e altri lombardi disposti ad attendere per ore il loro turno nello storico negozio di vico Macelli di Soziglia. (cliccare per continuare a leggere)